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I NOMI

La distinzione fra nomi propri e nomi comuni è recente nell'evoluzione del pensiero umano, e successiva alla distinzione fra oggetti animati e inanimati, poi inclusa nella struttura grammaticale di molte lingue. Nelle lingue antiche non è quindi infrequente lo scambio di nomi fra le due classi; nelle medesime, inoltre, non si usava una distinzione rigida fra nomi maschili e femminili. La consuetudine di utilizzare un nome si lega con molti aspetti relativi all'inizio della civiltà e delle principali caratteristiche sociali, burocratiche, religiose che essa comporta. Già nell'antica Grecia gli abitanti venivano identificati dal nome proprio, da quello del padre e, a volte, dalla località d'origine.

Non meno importante del cognome è il nome. Si pensi che normalmente ci si chiama per nome, che ci si firma anteponendo il nome, molti cognomi nascono da riferimenti di nomi, etc...
Negli indici antichi l’ordine alfabetico non tiene conto delle famiglie (cognome), ma del nome; ancora a metà Settecento, quando i cognomi erano ormai ben affermati, il catasto onciario, pur organizzato per fuochi (famiglie), è ordinato per nomi.
Ecco che qualche nozione sui nomi, sulle loro varianti, sugli accoppiamenti e sulla fortuna e diffusione può risultare utile al fine delle ricerche.
Alcune regole che ci sembrano ovvie, come la trasmisisone del nome di nonno/a in nipote, non sono così scontate; anche i nomi seguono le mode come potrete osservare analizzando la tabella a fianco.
Inoltre, l’altissimo indice di mortalità comportava l’attribuzione al nuovo nascituro del nome di un fratello premorto, così non è detto che il primo figlio vivente abbia il nome del nonno, o che il primo avo trovato, in ordine cronologico, non sia un ramo premorto.
Oggi la diffusione attraverso i media (TV, web, cinema..), ieri il culto dei santi e/o l’evoluzione culturale e letteraria, condizionano pesantemente le scelte dei nomi: nel Settecento, nelle famiglie più colte, molti nomi (di solito secondari e mai usati) fanno riferimento a figure mitologiche e/o dell’Arcadia letteraria.
Anche i nomi hanno subito delle variazioni che si sono fra loro sovrapposte e mantenute nel tempo: se si cerca nei repertori alfabetici, una stessa persona la si potrebbe trovare sotto il nome di Antonio o Tonio, Vita o Alvita; è dunque chiaro che ad uno stesso soggetto possano corrispondere molteplici varianti. A volte le varianti hanno forme ancor più diverse fra loro: accomunereste Domenica con Bonadia? Ed Isabella con Elisabetta?

Per fare un esempio plurisecolare delle mode e dei tempi prendiamo un nome per tutti: Maria (e Giuseppe).
Oggi è il nome più diffuso, con oltre il 5%, domani fra 30-40 anni sarà quasi scomparso perchè per i bambini di oggi è utilizzato solo per lo 0.7% e sarà relegato al 59° posto per diffusione. A ben vedere il nome Maria è cresciuto nel tempo: nel Cinquecento era al 38° posto e nel Seicento al 42°; poi la rapida popolarità che tocca l’apice con il c.d. dogma Mariano dell’Immacolata ,decretato da Pio IX l’8 dicembre 1854.
Domani prevarranno altri nomi, non più legati a tradizione, trasmissione e santità, magari semplicente più “musicali”; fra i più utilizzati spicca il nome Giulia, oggi allo 0.15% e domani al primo posto con il 3.8% dei piccoli nati. Si faranno avanti altri nomi, altre culture, altre idee... ed i nomi ce ne daranno conto.
 
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