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LABORATORIO  DIGITALE


L'Archivio si è recentemente dotato di un avanzato laboratorio di riproduzione digitale che sta procedendo alla completa digitalizzazione del materiale conservato dall'Ente allo scopo di meglio conservarlo e proteggerlo.

Tale operazione permetterà, inoltre, di rendere più facilmente fruibile l'intero patrimonio documentale.

Si eseguono campagne di digitalizzazione anche per conto di altri Enti e/o Privati.

La Digitalizzazione dell’Anagrafe Storica


Digitalizzare i documenti non è una moda. Diverse sono le ragioni che spingono alla digitalizzazione dei documenti: una di queste è la conservazione nel tempo dei documenti antichi, ma anche l’utilizzo di questi, in particolare dei manoscritti, per vari scopi. L’unicità del documento ne richiede una particolare cura e, spesso, una impossibilità di consultazione in relazione allo stato di conservazione; la digitalizzazione cerca di superare questi ostacoli.

Deve essere chiaro che la riproduzione di un documento permette la trasmissione del suo contenuto ed una più facile conservazione del “contenitore”, ma non per questo è lecito disfarsi del documento in quanto tale, che è portatore di altri valori irriproducibili (tipo di carta, tecniche di legatura, inchiostri, etc..).
L’idea di replicare un documento per poterlo studiare, anche in altra sede, è l’idea che ha portato alla microfilmatura di molte carte antiche, servizio che molti Archivi di Stato offrono da molti decenni. Ma il salto di qualità è avvenuto con la riproduzione digitale e con l’aumento della qualità dei sensori fotografici, degli scanner, etc... che lasciano intravedere un successivo passaggio verso la condivisione in rete dei medesimi documenti.

La facilità di consultazione, la possibile contemporaneità, l’ingrandibilità dell’oggetto implica una serie di scelte fatte “a monte” che attengono alla qualità dello scatto fotografico ed al percorso teorico e pratico per giungere ad un’immagine al contempo leggera e nitida, che conservi la logica del documento originale (fascicolatura, denominazione, etc..) e vi aggiunga una possibilità di navigazione nel documento. Fino a giungere, e molti studi sono in corso, alla trasformazione automatica della scrittura antica in caratteri digitali manipolabili.

Nel nostro caso ogni gruppo di scatti ricompone il volume originale, ma in testa ha un indice (costruito ad hoc) che ne agevola la consultabilità in funzione della sua organizzazione: per i battesimi, morti, matrimoni, etc... il riferimento pagina-data, per gli Stati delle Anime le varie strade con i riferimenti alla pagina d’inizio, per gli indici il riferimento alla lettera iniziale del cognome, e così via; nel tempo si potrebbero aggiungere altre informazioni o correlarle in modo ipertestuale.

Anche se i computer diventano sempre più potenti, e dotati di memorie, è bene non dimenticare la necessità di razionalizzazione dello spazio virtuale occupato, perchè nel tempo si accumuleranno decine, centinaia, migliaia... milioni di immagini e vi è il problema della conservazione del supporto magnetico che ancora non ci garantisce una vita paragonabile ai nostri documenti più antichi che hanno superato indenni secoli di vita.
Il progetto di digitalizzazione va pianificato e richiede notevoli risorse umane in termini di quantità, qualità e formazione per ridurre al minimo i rischi di danneggiamento del materiale durante la manipolazione; a volte una buona ripresa potrebbe richiedere la slegatura del fasciolo.
Molta attenzione va posta alle attrezzature che devono essere adeguate e testate direttamente; non si può incentrare tutto, ad esempio, sulla ripresa solo scanner piuttosto che fotografica, perchè entrambe hanno pregi e difetti per qualità, profondità di campo, colore, superfici, etc...
La scelta dei formati di ripresa ed archiviazione deve tener conto della più ampia possibilità di futura migrazione, di libertà di formato e, naturalmente, di correzione e rielaborazione delle immagini.
La regola base è che migliore è l’immagine di partenza, meno si deve operare sulla stessa, e più facile sarà ottenere immagini leggibili finali.
Si consideri che la carta utilizzata nei secoli varia per spessore, opacità e colore, e così anche gli inchiostri, più o meno a base ferrosa. La densità di scrittura implica la scelta di differenti sottoesposizioni di compenso. A volte una lastra di vetro ad alta trasparenza aiuta a schiacciare originali troppo deformati che, diversamente risulterebbero, sfuocati in alcune zone.
Nel nostro caso specifico il futuro potrebbe consistere, oltre che nella messa in rete delle immagini, anche nella estrazione sistematica dei dati, utile per ricostruire la storia materiale e sociale della comunità favorendo progetti di studio e collaborazione in rete e/o a distanza.

in alto - Visualizzazione dello scatto in formato .raw,
prima e dopo la correzione dei parametri colorimetrici e densimetrici.

a lato - Confronto di uguale ripresa con impostazioni di compressione
diversa anche a parità di pixel impostati.
 
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