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I Libri  Canonici ed i loro Indici

Il Concilio di Trento (1545-1563) introdusse l’obbligatorietà per i prelati della stesura dei “libri Canonici” (registro dei matrimoni, registro dei battesimi, ecc.). Sebbene gli atti più antichi siano tutti redatti interamente a mano e in lingua volgare latina, utilizzando spesso abbreviazioni paleografiche, essi si differenziano da parrocchia a parrocchia per i diversi metodi di archiviazione. Nei periodi successivi, si passò all’archiviazione di documenti in italiano, fino ad arrivare alla modulistica prestampata.



Sistemati i primi dati raccolti presso il Comune siete pronti ad entrare nella parte più difficile, ma anche più interessante, della ricerca: la visita agli archivi parrocchiali. Qui non vi potranno aiutare lo stato di famiglia ma dovrete “ricostruirlo” voi, potendo però giungere ad epoche ben più lontane del primo Ottocento.
Per nostra fortuna, il Concilio di Trento (1545-1563) rese obbligatoria la tenuta dei libri dei battesimi e dei matrimoni con lo scopo di documentare la mancanza di impedimenti (consanguineità, precedenti matrimoni, etc...) per la legittima celebrazione del sacramento del matrimonio.
Il primo passo è dunque quello di individuare l’archivio parrocchiale giusto dove consultare i registri, tenendo presente la costituzione di nuove parrocchie, la modificazione delle loro circoscrizioni territoriali, o la loro soppressione; tutto ciò può creare dei problemi (specie nei grandi centri) per l’individuazione dell’archivio. Se la parrocchia risulta soppressa l’archivio sicuramente è confluito in quello della nuova parrocchia di competenza o nell’archivio diocesano.

Dalla seconda metà del ‘500 al ‘700, gli atti sono stati solitamente redatti interamente a mano in lingua latina volgare, ricchi di abbreviazioni paleografiche, mentre in periodi successivi, i dati possono essere in lingua italiana, e su modulistica prestampata. Nelle epoche più antiche vedrete una scarsa uniformità fra gli atti: stesse informazioni, ma metodi d’archiviazione, o scrittura, diversi da parrocchia a parrocchia.
I documenti degli Archivi di Stato sono, quasi sempre, atti pubblici e come tali sono liberamente consultabili; fanno eccezione quelli relativi a situazioni puramente private, che divengono pubblici dopo 70 anni. La consultazione è libera e gratuita, quindi chiunque può prendere visione dei documenti e trascriverli.
Per gli atti contenuti nei libri parrocchiali la situazione è simile, ed anche di questi può essere richiesta copia - integrale e per estratto - ai parroci o ai responsabili d’archivio.
All’ingresso è necessario compilare un modulo per la consultazione dei documenti specificando che è strettamente personale e per motivi di studio. La consultazione per conto di altre persone, per pubblicazioni, per scopi commerciali e/o legali, etc... va specificatamente approvata e potrebbe richiedere il pagamento di diritti. E’ buona norma, inoltre, in ogni caso inviare copia del lavoro svolto all’archivio consultato.
In alcuni archivi, specie nei grandi, esiste una limitazione del numero di pezzi consultabili giornalmente e/o orari di inoltro delle richieste.
Prima di giungere alla consultazione dei singoli registri è utile farsi un’idea della organizzazione e consistenza complessiva dell’archivio che si sta per vedere chiedendo notizie all’archivista responsabile; magari egli stesso può darvi indicazioni, sia pur generiche, sull’antichità della vostra famiglia, su fatti già pubblicati, su ricerche simili, sulla presenza di repertori araldici, etc...

In molti archivi sono presenti, anche se in modo disomogeneo e/o discontinuo, degli indici in fascicoli separati o, nei registri più recenti, compilati nelle ultime pagine del volume stesso. Negli indici più antichi viene seguito il criterio dell’ordinamento alfabetico in base all’iniziale del nome di battesimo, e solo dalla seconda metà del Settecento prevale l’ordine alfabetico per cognome, da
quest’epoca spesso anche con il rimando ad un numero di registrazione.
La diffusione di dati sul web vi permetterà di trovare molte di queste informazioni sul sito dell’istituzione di vostro interesse, e magari sarà più semplice chiedere con una mail all’archivista se, in rapporto alla vostra ricerca, sia conveniente andare direttamente nel suo archivio; a volte raggiungerlo può significare dover fare decine o centinaia di chilometri.

 
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