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Altri  ATTI


Negli archivi parrocchiali è possibile trovare altri atti che esulano da quelli contenuti nei registri prettamente canonici, perché attinenti alla gestione dei beni: atti notarili relativi a testamenti, lasciti, eredità, fondazioni di benefici, etc. A differenza dei registri anagrafici, questi atti risultano poco ordinati, oppure se lo sono cronologicamente, non presentano dati riferibili a una specifica famiglia.

Una volta costruita la struttura del nostro albero genealogico potremmo scoprire che vi sono dei “buchi” o alcune strade risultano cieche, oppure semplicemente vorremmo saperne di più, arricchire le nostre conoscenze.
Bisogna cercare in altre categorie di atti, quelli pubblici, conservati in particolare presso gli Archivi di Stato, o presso gli Archivi Diocesani o financo in archivi privati di famiglie che si sono imparentate nel tempo con la nostra.
A volte negli archivi parrocchiali è possibile trovare alcuni di questi atti, conservati perchè attinenti alla gestione dei beni, ad esempio atti notarili relativi a testamenti, lasciti, eredità, fondazioni di benefici, etc..
A differenza dei registri anagrafici, in genere, però questi atti risultano poco ordinati, oppure se lo sono cronologicamente, non hanno punti di riferimento relazionabile con la nostra famiglia. 
Anche in questo caso, seppur non ancora consultabili per il pubblico, il responsabile archivistico potrebbe essere a conoscenza di carte utili per la vostra ricerca se, durante il riordino, si è imbattutto in una tale famiglia.
Una situazione a parte, può essere la consultazione dei lasciti e dei benefici perchè sono quasi sempre stati oggetto di controversie e ciò può aver prodotto relazioni e memorie che ricostruiscono genealogie, diritti, proprietà, etc... molto utili alle nostre ricerche, a patto che magari un nostro avo abbia lasciato dei beni alla parrocchia e/o alla diocesi.
Interessanti, a tal fine sono anche le carte dotali che descrivevano le proprietà che il padre della sposa prometteva in dote al futuro genero, con riferimenti all’antico diritto longobardo, agli usi locali o della città capoluogo, ai costumi fra diverse categorie sociali: nobili, popolani, minorenni, etc...
Un discorso a parte merita il Catasto Onciario, introdotto nel Regno di Napoli a metà Settecento, importante strumento di calcolo fiscale allo scopo di eliminare certe “ingiustizie” derivate dal precedente sistema fiscale. Per le nostre ricerche è una fonte preziosissima perchè unisce alla descrizione della struttura demografica e familiare, l’elenco delle proprietà immobiliari e persino le rendite da capitale, ovvero i pesi economici sulle proprietà in termini di censo verso gli enti ecclesiastici.
Se il Catasto Onciario è solo descrittivo, i successivi catasti ottecenteschi, aggiornando il precedente, ne aggiungeranno la parte grafica che rende molto più facile l’orientamento e l’individuazione dei luoghi e delle proprietà. Tali catasti si basavano sulle dichiarazioni, verificabili, dei proprietari, le c.d. “rivele” che contengono, in linea di massima, informazioni sull’abitazione, sui beni mobili ed immobili, sui debiti, ed infine sullo stato di famiglia con le generalità di tutti i componenti e conviventi.
Si consideri che la tassazione avveniva in base alla località, ma la rivela era fatta in modo globale per cui può capitare che siano state dichiarate attività svolte in altri luoghi che non compaiono nel catasto onciario del luogo di residenza, ma che possono essere utili per tratteggiare i legami e le attività dell’individuo; esempio i negozi commerciali aperti in altre città e/o comunque beni acquisiti in altri luoghi.
Altre informazioni possono essere tratte dalle liste di leva, che sono elenchi (ruoli) dei soldati, compagnia per compagnia, con i relativi incarichi.

in alto -  un testamento del 1683 redatto dal notaio Nicola Francesco Brocca di Rutigliano. Limmagine riporta il termine dell'atto con la fede del notaio ed il suo simbolo usuale.
in alto - In alto, l'esempio di una carta dotale del Cinquecento in cui si specifica essere, la stessa, redatta secondo il diritto longobardo, l'uso della Terra di Bari e la consuetudine della Terra di Rutigliano fra popolari.

sotto - la carta dotale dei coniugi Aurelia Caracciolo con il barone di San Vito dei Normanni, esempio di come documenti inaspettati possano trovarsi in archivi che a prima vista non hanno interesse.
 
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