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Cos'è La Genealogia
La genealogia si divide in Ascendente e Discendente: la genealogia Ascendente comincia dal soggetto che intende eseguire l’indagine e continua con i suoi genitori per poi proseguire con i nonni, i bisnonni, i trisavoli fino ad arrivare al più lontano antenato di cui sia possibile recuperare le informazioni. La genealogia discendente parte da un capostipite e discende da suo figlio, al nipote fino ad arrivare alla contemporaneità. La genealogia discendente, è per sua natura difficile, poiché se non si è certi che il capostipite sia effettivamente un proprio antenato, si rischia di perdersi tra le omonimie delle famiglie che abitavano gli stessi luoghi e che probabilmente non hanno alcun legame con la famiglia indagata.

La parola “genealogia” deriva dal greco e il suo significato è “trattato sulla gente”, ovvero studio delle generazioni riguardanti una famiglia; indaga i singoli individui nel tempo, ed i reciproci rapporti di parentela, con particolare riguardo alle discendenze ed ascendenze al fine, così, di stabilire la storia interna della famiglia ricostruendo il suo albero genealogico.
É una disciplina scientifica in quanto fondata su procedimenti metodologici di indagine storica, basata su documenti e prove cartacee. La “genealogia ascendente” è la ricerca degli antenati partendo dalla persona interessata e continuando con i suoi genitori per poi proseguire con i nonni, i bisnonni, etc... fino ad arrivare al più lontano antenato di cui sia possibile recuperare le notizie. La “genealogia discendente”, giunta al capostipite, riparte da questi e, procedendo verso il basso, si prefigge la ricerca di tutti i discendenti, sia diretti che collaterali.
Il termine “parentela” sta ad indicare il vincolo che accomuna i discendenti di una stessa persona, i suoi figli, nipoti, pronipoti e così via. La parentela è in linea retta per quelle persone che discendono per procreazione e, in questo caso, si distingue in linea “diretta discendente” quando il legame è fra padre e figlio, figlio e nipote, nipote e pronipote, etc.. oppure in linea “diretta ascendente” se il legame è fra il figlio e il padre, il padre e il nonno, e così via; la linea collaterale è il legame di chi ha un antenato in comune pur non discendendo direttamente secondo un legame padre-figlio.
La parentela acquisita è l’affinità: essa si crea, tramite un matrimonio, con i parenti dell’altra famiglia. Gli affini non hanno alcun legame di consanguineità: marito e moglie non sono parenti ma coniugi.
Presupposto della parentela è la procreazione. In caso di più figli si distingue tra primogenito e ultrageniti; in passato si contavano solo i maschi in quanto le femmine nate prime non avevano alcun privilegio.
La civiltà patriarcale attibuiva alla primogenitura le prerogative maggiori; per questo esisteva una linea primogenitale maschile che contemplava tutti i discendenti in base alla primogenitura maschile. Se un individuo ha figli da diverse mogli questi si distinguono in “figli di primo letto”, “di secondo letto”, etc.. a seconda che siano nati dalla prima o dalle altre mogli.
I figli nati dalla stessa coppia si dicono germani, i fratelli che hanno in comune un solo genitore si dicono unilaterali (fratellastri o sorellastre); se hanno in comune solo il padre si dicono fratelli consanguinei e portano lo stesso cognome, se hanno in comune la madre si dicono fratelli uterini ed hanno, ovviamente, cognomi diversi.

I figli nati da una relazione extraconiugale si dicono naturali; se riconosciuti dal padre si dicono legittimati; tutti i figli nati nel matrimonio oltre che naturali sono anche legittimi. 
La parentela è misurata per gradi, escludendo la persona interessata: si contano le generazioni e per ognuna di loro si calcola un grado. Secondo il diritto canonico, ogni generazione è un grado, ma tra due fratelli vi è un solo grado di differenza, i loro figli erano parenti in secondo, i figli di questi in terzo. Per quel che riguarda la legge civile, essa non riconosce parentela oltre il sesto
grado.
Il sistema di conteggio dei gradi della parentela si è uniformato, tra Chiesa e Stato, solo nel 1983 in forza del Canone n° 108.

 
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