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I COGNOMI

Nei tempi arcaici veniva usato un solo nome, nella Roma antica già negli ultimi secoli della Repubblica romana le persone libere adottavano tre nomi (tria nomina). Verso il V secolo la distinzione fra nomen e cognomen si fece sempre più sfumata e divenne comune l'uso di un nome unico (detto supernomen o signum), con le caratteristiche di non essere ereditato e di avere un significato immediatamente comprensibile. Dopo la caduta dell'Impero romano, ogni persona veniva identificata dal solo nome personale. A seguito della grande crescita demografica avvenuta in Europa tra il X secolo e l'XI secolo, divenne sempre più complicato distinguere un individuo da un altro usando il solo nome personale. Si rese così nuovamente necessario identificare tutti gli individui appartenenti alla medesima discendenza con un altro nome. Si diffuse in tal modo in Europa, proprio verso il XII secolo, il cognome moderno, che poteva essere originato da una caratteristica delle persone, come, ad esempio, la loro occupazione, il luogo d'origine, lo stato sociale o semplicemente il nome dei genitori.

Per cognome s’intende il nome di famiglia alla quale un individuo appartiene e che si tramanda di padre in figlio.
L’uso del cognome è iniziato con i Romani degli ultimi secoli della Repubblica quando, al nome unico dei cittadini si aggiunsero altri elementi e passarono alla formula dei tre nomi, i cosiddetti tria nomina. Il prenomen è paragonabile al nostro nome di battesimo, il nomen indicava la gens uguale per tutti gli appartenenti della famiglia e veniva trasmesso di padre in figlio (il nostro attuale cognome). La gens è il clan, cioè l’insieme di coloro che discendono da una stessa origine.
Il cognomen precisava il ramo della gens cui la persona apparteneva. Una sorta di identificativo di famiglia, per orientarsi fra ceppi diversi. Per diversificare meglio una persona dall’altra, in qualche caso, si aggiungeva anche una sorta di soprannome, l’agnomen che faceva riferimento a caratteristiche fisiche oppure a fatti che avevano caratterizzato la loro vita, a nomi di popoli che avevano vinto, al loro luogo di provenienza e così via. Con la caduta dell’Impero romano (476 d.C.) tutto ciò andò in disuso e si tornò ad identificare le persone con un solo nome.

I primi cognomi riappaiono in Italia nel IX secolo, poi man mano il fenomeno si diffonde sempre più, fino ad arrivare, in epoca rinascimentale, ad essere utilizzato normalmente dalla popolazione. La diffusione del cognome tra i secoli XI e XIII, è dovuta in particolare modo alla forte crescita demografica e all’accentramento urbano caratteristico di questo periodo che rese indispensabile un sistema di denominazione fondato non più solo sul nome individuale.
A potenziare questa tendenza contribuisce anzitutto il patrimonio economico teso a regolare la vita dei singoli nella collettività ed a dare prestigio politico ed economico alla discendenza. Un buon contributo all’uso del cognome lo dettero i notai che, preoccupati della possibile confusione sulla identità, utilizzarono i vari soprannomi e moltiplicarono i riferimenti alla discendenza paterna.

Il periodo di massimo sviluppo per la formazione dei cognomi va dal XIII al XV secolo mentre prima e dopo, lo sviluppo fu estremamente variabile. La trasmissione del cognome per via paterna divenne obbligatoria in Italia solo dopo il Concilio di Trento (1545-1563) che riorganizzò, ed impose, la tenuta dei registri anagrafici parrocchiali.
In teoria possiamo incominciare a parlare di cognomi stabili e fissi, così come li conosciamo oggi, soltanto dopo l’Unità d’Italia, con la creazione delle anagrafi comunali, e l’affermazione di istituzioni e procedure amministrative che ne hanno comportato e sancito per legge l’obbligo. 
La ricerca negli archivi porta ben presto a scoprire che il proprio cognome nel tempo ha subito numerose variazioni. Per secoli sono stati condizionati dalla lingua parlata e non riuscivano a mantenere una grafìa stabile, solo nel XVIII secolo si iniziò ad assistere ad un loro assestamento.
In precedenza alla stregua degli aggettivi poteva capitare, ad esempio, che i cognomi fossero declinati secondo il genere. Altri fenomeni ricorrenti erano: il raddoppiamento delle consonanti, lo scambio di vocali all’interno del cognome, il cambiamento di consonanti; nel ‘700 i parroci avevano l’abitudine di latinizzare e pluralizzare i cognomi.
Un altro aspetto è l’uso della preposizione Di o De (maiuscola o meno) che precede il cognome e lo integra; in alcuni casi è scomparso ed è stato abbandonato in altri è rimasto, o si è fuso.

 
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