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Registro dei BATTESIMI


Il “libro dei Battesimi” è il registro in cui i parroci annotavano i nominativi di coloro che ricevevano il sacramento del Battesimo. Ogni parroco era tenuto a compilarlo e a conservarlo a partire dalle disposizioni contenute nel decreto del Concilio di Trento. Istruzioni relative ai formulari da utilizzare nella compilazione dei dati erano elencate nel Rituale romano del 1583, successivamente riprese in quello del 1614. Secondo le indicazioni stabilite dalla normativa, nei registri dei battesimi i parroci avevano il compito di annotare il nome del battezzato, la paternità e la maternità, la data del battesimo, il nome del celebrante, i nominativi di padrini e madrine. Venivano aggiunte delle precisazioni in caso i battezzati fossero stati concepiti al di fuori del matrimonio, se non fosse certa la paternità, di battezzati sub conditioneo di celebrante differente dal parroco. In base a istruzioni successive e all’accuratezza della compilazione dei parroci, i registri dei battesimi potevano riportare informazioni più complete che comprendevano, per esempio, il luogo e la data di nascita del battezzato e il nome dell’ostetrica.

Attenzione, nei registri parrocchiali vengono registrati gli atti di battesimo e non quelli di nascita, anche se nella maggior parte dei casi le due date coincidono; si può considerare, se non segnato, il giorno successivo a quello di nascita. La modalità di compilazione dei registri è cambiata nei secoli ma in genere le informazioni certe che si possono recuperare sono il nome dei genitori, quello dei padrini di battesimo, del sacerdote che amministrò il sacramento e ovviamente il nome, o i nomi, imposti al neonato; in quelli più antichi particolare rilievo era dato al nome della levatrice, la mammara.
Gli atti sono sempre raccolti in ordine cronologico e successivamente anche numerati. I nomi dei nonni, utili per agganciare fra loro le generazioni, cominciano ad apparire in maniera sistematica solo dopo la metà del Settecento. La provenienza da luoghi diversi è annotata con buona puntualità, ma più il luogo è lontano e meno importante diventa indicare il luogo in modo preciso; ad esempio troveremo spagnolo o francese e non la città di provenienza.
In caso di grave pericolo di morte, del nascituro o della puerpera, se il battesimo veniva amministrato da un’altra persona (per esempio dalla levatrice stessa), ne è fatta menzione. Se il piccolo non riusciva a sopravvivere, accanto alla registrazione del battesimo veniva apposta una nota o una minuscola croce e questo nei secoli scorsi avveniva assai di frequente per l’elevato tasso
di mortalità infantile.
Anche i figli nati fuori dal matrimonio, da nubili o vedove, venivano menzionati come tali, a volte specificando il nome del padre come confessato dalla partoriente alla levatrice. Nel Medioevo, i cosiddetti figli naturali erano una cosa quasi normale: il padre dava il suo cognome al neonato; in seguito l’indicazione del padre viene omessa, ma così si spezza ogni collegamento parentale con gli avi e la ricerca deve fermarsi.
Per la storia della famiglia molta importanza assumono i padrini che venivano scelti, di solito, tra i parenti o tra le famiglie con cui si intrecciavano i rapporti più saldi; in alcuni casi tra persone di prestigio o autorità del luogo. Se i padrini provenivano da altre località, a volte solo per procura, ciò indica che i genitori avevano consolidato in quei luoghi rapporti di parentela o di affari.
Nella ricerca dei nomi si deve trascrivere l’intero gruppo di fratelli considerando più aspetti: ad esempio, avendo trovato gli atti del primo e dell’ultimo figlio sul primo è segnata la provenienza che poi viene data per scontata, mentre sull’ultimo sono segnati i nomi dei nonni perchè siamo in un periodo, o abbiamo un redattore, che li richiede. Si consideri, inoltre, che tra il primo e l’ultimo nato possono passare anche 20-25 anni! Magari il padre si è, nel frattempo, sposato due o tre volte.
La grande mortalità infantile faceva sì che una coppia assegnasse lo stesso nome a più figli, proprio perchè il precedente era morto nell’arco dei primi anni di vita. Può essere utile una verifica consultando i registri di morte degli anni successivi alle date di nascita rilevate, ma non sempre i c.d. “morticini” venivano annotati, ciò almeno fino a metà Settecento.

in alto -  un atto che cita come madrina la Signora Bianchina Lopez de Baro capitaniessa della corte civile, rarissimo esempio di potere detenuto da una donna in quei tempi.

in basso - Alcuni esempi di atti particolari da cui si possono trarre considerazioni e spunti di storia generale. Il primo del 1589, sopra, riporta il battesimo (laffrancamento quindi) di uno schiavo nigro... ex alienigenis et barbaris parentibus da parte di un capitano darmi a servizio del principe di Sulmona.
 
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